Perché è importante la Process Based Therapy
Con oltre 500 approcci terapeutici esistenti, non si sente davvero il bisogno di una nuova psicoterapia. Eppure la Process Based Therapy (PBT) – la terapia basata sui processi – è davvero una boccata di aria fresca.
Per due ragioni.
Innanzitutto la PBT non è, in effetti, un nuovo modello terapeutico che si contrappone agli altri, ma un metamodello, ovvero un modello che ha l’ambizione di contemplare e comprendere tutti gli altri in una visione più generale dei processi di cambiamenti, comunque siano attivati.
Infatti, è evidente sin dal primo momento che la PBT non si contrappone come un’alternativa a tutti gli altri 500 e passa modelli. La PBT non si occupa di tecniche terapeutiche, di come sbloccare convinzioni disfunzionali, di come risolvere conflitti o di come curare un sé maladattivo. La PBT si occupa dei processi di cambiamento in un’ottica evolutiva: quali sono le opzioni di comportamenti, cognizioni e emozioni alternative, come si accede a quelle nuove condizioni e come si persiste nel cambiamento. Come vedremo dopo, dal punto di vista della PBT si chiamano variazione, selezione e ritenzione.
La seconda ragione è che la PBT dichiara esplicitamente e in modo rigorosamente funzionale ciò che tutti i terapeuti, qualsiasi sia la loro formazione, danno per scontato: il fatto che si lavori sulle cognizioni, sulle emozioni, sul comportamento, sulle idee di se stessi – sul sé, come piace dire e sentire – sulla capacità di discernere il contesto in cui ci si trova, sullo stato dell’attenzione, sulle motivazioni. Nella PBT sono chiamate dimensioni del livello psicologico, a cui si aggiunge il piano del contesto socioculturale e il piano delle condizioni fisiologiche. Prendere in considerazione in modo esplicito queste dimensioni e questi livelli e il modo in cui si influenzano reciprocamente è prassi quotidiana degli psicoterapeuti, ma nella PBT è la rete funzionale che viene evidenziata in modo esplicito per la concettualizzazione dei casi clinici e per mettere a punto un programma terapeutico individualizzato.
Che si lavori con un approccio cognitivista, comportamentista, psicodinamico, relazionale, con l’ACT o la Dialectical Behavior Therapy, con l’EMDR o con la mindfulness, con la Polivagal Theory, con la schema therapy, con un approccio costruttivista o con qualsiasi altro modello, è impossibile non tener conto delle dimensioni dell’esperienza psicologica e di come ciascuna dimensione influenzi le altre creando a volte dei vortici, dei circoli viziosi da cui, tipicamente, ai pazienti sembra impossibile uscire.
Cos’è la Process Based Therapy
Dunque, la PBT è un metamodello per concettualizzare i casi clinici e programmare, guidare e aggiornare il trattamento, basato su un’analisi funzionale multi-livello e multi-dimensionale e su un approccio evolutivo per identificare i cambiamenti chiamato Extended Evolutionary Meta Model (EEMM).
Le dimensioni dell’esperienza umana

Questa griglia include tutti i livelli e le dimensioni prese in considerazione in psicoterapia.
Ciascuno di questi livelli è interconnesso con gli altri e viene attraversato da cambiamenti (processi evolutivi) in senso maladattivo o adattivo.
Qui di seguito vediamo un esempio clinico di creazione di una rete di processi inseriti nella griglia delle dimensioni.

In questo esempio vediamo come è stata rappresentata sulla griglia dopo una sola seduta di valutazione una specifica condizione clinica di ansia di una paziente che chiameremo A.
Il problema di A è uno stato di ansia che viene generato ogni qualvolta avverte una sensazione di distanza dalla realtà, da lei chiamata “sensazione di stranezza”.
Vediamo che nel quadrante degli affetti abbiamo le “sensazioni di stranezza” e l’ansia conseguente.
Vediamo anche che l’ansia è connessa, nel quadrante delle cognizioni, con il pensiero “Ho un grave problema”.
Vediamo anche che nel quadrante delle motivazioni, la spinta a eliminare la sensazione di stranezza e l’ansia portano la paziente (nel quadrante del comportamento) a fare due cose: fare ricerche su internet per capire quale possa essere il problema e a rimuginare attivamente per molto tempo.
Gli effetti di queste ricerche e il rimuginio sono connessi, nel quadrante dell’attenzione, con una focalizzazione intensa e duratura sul problema che, a sua volta, incrementa le sensazioni di stranezza e l’ansia.
Questa rete di processi è solo l’inizio di un percorso di approfondimento e di estensione, man mano che si aggiungono gli interventi terapeutici su ciascun elemento della rete che, a loro volta, possono generare cambiamenti nella rete stessa in senso più adattivo.
I processi di cambiamento, a loro volta, sono caratterizzati da tre passaggi:
- variazione
- selezione
- ritenzione
Variazione
La variazione è una opzione evolutiva disponibile.
Ad esempio, nel momento in cui il terapeuta suggerisce di praticare un esercizio di mindfulness, sta invitando il paziente a sperimentare una variazione.
In psicoterapia, un problema relativo alla variazione è l’eccessiva rigidità psicologica che restringe il campo delle opzioni disponibili.
Selezione
La selezione è ciò che può spingere un organismo ad adottare una certa variazione.
In psicoterapia, un problema tipico relativo alla selezione è la preferenza per opzioni che danno vantaggi solo nel breve termine (ad esempio, la riduzione dell’ansia grazie all’evitamento), oppure una massiccia fusione con regole di comportamento che spingono in una certa direzione anche se controproducenti o dannose.
Ritenzione
La ritenzione è la ripetizione nel tempo della selezione di una certa variazione, al punto da integrarla nel proprio repertorio di risposte abituali.
In psicoterapia, un problema tipico di ritenzione è la presenza di processi e sub-processi maladattivi che si rinforzano reciprocamente.
Conclusioni e progetti
Senza nessuna pretesa di essere esaustivo, mi premeva in questo articolo solo mostrare quanto possa essere utile inquadrare esplicitamente una condizione clinica in una rete di processi, come concettualizzazione del caso e come guida degli interventi.
Il nostro compito, come Scienze cognitive, è di studiare, approfondire, e promuovere una visione comprensiva, multidimensionale, evolutiva del lavoro terapeutico, non relegato in un approccio, che si contrappone a tutti gli altri sottolineando differenze e vantaggi.
Invece, dal punto di vista della Process Based Therapy, lavoriamo sui pattern comuni del cambiamento avvantaggiandoci della ricchezza delle differenti proposte e modelli.
Se vuoi conoscere o approfondire la Process Based Therapy:
Corso on demand
Introduzione alla Process Based Therapy
di Pietro Spagnulo
I tre concetti fondamentali della PBT, concettualizzazione dei casi con il network model, progettare e verificare gli interventi.