Che cos’è la terapia cognitivo comportamentale

Probabilmente ne hai sentito parlare o ti è stata consigliata o è stata consigliata a un tuo conoscente, o a un familiare, ma che cos’è la terapia cognitivo comportamentale?

La psicoterapia cognitivo comportamentale è uno degli approcci di trattamento psicologico più importanti per una serie di ragioni:

  1. è fondata su solide basi scientifiche mettendo al primo posto la valutazione dell’efficacia dei sui interventi;
  2. si aggiorna costantemente assorbendo tutte le novità scientifiche nel campo;
  3. viene sottoposta a numerosi trial clinici;
  4. è raccomandata per molti problemi psicologici praticamente da tutte le linee guida;
  5. è uno standard terapeutico di riferimento, nel senso che tutti i nuovi approcci vengono comparati nei trial clinici alla terapia cognitivo comportamentale.

Come suggerisce il nome, la terapia cognitivo comportamentale integra due componenti: il comportamentismo e il cognitivismo.

Comportamentismo

Il comportamentismo è la componente della terapia cognitivo comportamentale storicamente anteriore ed è lo studio del comportamento umano e animale basato sul condizionamento riflesso e il condizionamento operante.

Il condizionamento riflesso è un comportamento automatico che segue a uno stimolo condizionato da un’associazione. Ad esempio, se il suono di un campanello viene associato ripetutamente con la presenza di cibo, l’animale inizierà a comportarsi come se ci fosse del cibo quando sente il campanello anche senza la presenza di cibo.

Il condizionamento operante è il comportamento condizionato dalle conseguenze. Ad esempio, se viene presentato del cibo dopo che l’animale adotta un certo comportamento (per esempio alza la zampa), l’animale tenderà a ripetere lo stesso comportamento quando desidera il cibo (tecnicamente il cibo viene chiamato premio che agisce come rinforzo). L’inverso accade quando la conseguenza di un comportamento è spiacevole (tecnicamente chiamata punizione).

Per quanto possano sembrare lontani dalla nostra esperienza umana, i condizionamenti riflessi e condizionati sono parte del nostro comune repertorio comportamentale. Ad esempio, tendiamo ad evitare posti e situazioni che sono stati collegati con esperienze negative, e tendiamo a ripetere un certo comportamento se ad esso segue una conseguenza piacevole, come accade nelle dipendenze, oppure all’opposto, tendiamo a non adottare un certo comportamento se ad esso segue una esperienza spiacevole.

Questi principi hanno consentito di sviluppare alcuni interventi molto efficaci per alcuni specifici problemi che sono utilizzati ancora oggi.

Cognitivismo

Se il comportamentismo ha deliberatamente ignorato la componente soggettiva dell’esperienza, il cognitivismo emerso negli anni ’50 ha corretto questo limite studiando l’influenza dei pensieri e delle emozioni sul comportamento. In questo modo ha modificato radicalmente l’approccio terapeutico rendendolo, come viene conosciuto oggi, il più importante ed efficace strumento di terapia psicologica.

Il cognitivismo non è in contrapposizione ai principi del comportamentismo, ma lo integra mettendo in evidenza i pensieri e il sistema di convinzioni alla base di molte reazioni emotive e comportamentali.

Ad esempio, alcuni comportamenti non adattivi vengono ripetuti anche se non sono rinforzati da conseguenze premianti, ma sono il frutto di convinzioni dette disfunzionali.

Oppure alcuni comportamenti vengono ripetuti anche se nel lungo termine hanno conseguenze distruttive. In questo caso le persone tendono a ignorare le conseguenze negative del proprio comportamento perché seguono delle convinzioni disfunzionali.

Le convinzioni disfunzionali sono quelle idee affette da alcuni limiti, come la mancanza di realismo o verosimiglianza, di consequenzialità logica, oppure perché semplicemente poco utili.

Tra le convinzioni disfunzionli, le più importanti sono quelle che si riferiscono alla propria identità, come ad esempio l’idea di essere inadeguati, privi di valore, non amabili, vulnerabili, o colpevoli.

Il cognitivismo ha dato luogo ad un ricchissimo repertorio di tecniche e di interventi molto efficaci per la cura di molti problemi emotivi, come i problemi di ansia, quelli ossessivi e compulsivi, o la depressione e i problemi dell’umore, le dipendenze, i problemi dell’alimentazione, fino all’autismo e le psicosi.

La terapia cognitivo comportamentale

L’insieme dei principi del comportamentismo e del cognitivismo ha dato luogo a un approccio psicolterapeutico molto fertile, efficace e in continua evoluzione.

Man mano che si sviluppano nuove importanti scoperte testate dalla ricerca, la terapia cognitivo comportamentale tende a integrarle nella propria concettualizzazione e nel proprio corpus di interventi.

Per sua natura, quindi, la terapia cognitivo comportamentale non è un approccio statico, immutabile nel tempo, ma in continua evoluzione, sempre in linea con le nuove osservazioni e conoscenze.

Uno degli sviluppi più recenti e importanti della terapia cognitivo comportamentale è l’integrazione con una teoria del linguaggio chiamata Relational Frame Theory, e con la mindfulness. Questa integrazione ha mutato in modo così profondo la terapia standard da dar luogo a alla cosiddetta terapia cognitivo comportamentale di terza generazione, in quanto le due precedenti erano appunto il comportamentismo e del cognitivismo.

Da chi andare per una terapia cognitivo comportamentale?

La psicoterapia cognitivo comportamentale può essere effettuata da psicologi o medici specialisti in psicoterapia, con uno speciale training in terapia cognitivo comportamentale.

Si tratta di una terapia che richiede una profonda competenza e grande esperienza in quanto si basa su un’accurata analisi dei problemi, sulla condivisione degli obiettivi di lavoro, e sulla conoscenza di un gran numero di tecniche e interventi terapeutici spesso combinati tra di loro.

Dal momento che viene frequentemente consigliata, può capitare che alcuni professionisti affermino di praticarla, ma purtroppo con una formazione inadeguata.

Allora è bene conoscere alcune caratteristiche peculiari della terapia cognitivo comportamentale che, se assenti, dimostrano che non viene effettuata in modo appropriato.

  1. è una terapia collaborativa, con un’analisi condivisa del problema e degli obiettivi della terapia. Se mancano questi elementi, probabilmente non stai facendo una terapia cognitivo comportamentale;
  2. è una terapia pragmatica, che richiede impegno nella vita quotidiana tra le sedute, e frequentemente compiti da svolgere, con una dettagliata condivisione in seduta della esecuzione dei compiti e dei loro effetti;
  3. è una terapia esperenziale, in quanto si basa sull’esperienza diretta degli stati mentali, dei pensieri, delle emozioni, non sulla loro interpretazione intellettuale.

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